Ingrandimento e oculari

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Ingrandimento e oculari
Immagine: Zde, CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Dati principali

Formula dell'ingrandimentofocale del telescopio ÷ focale dell'oculare
Esempio1.200 mm ÷ 25 mm = 48x
Rapporto focalefocale ÷ apertura (1.200 ÷ 150 = f/8)
Ingrandimento massimo utilecirca 2x per millimetro di apertura
Campo realecampo apparente ÷ ingrandimento
Pupilla d'uscitaapertura ÷ ingrandimento
Lente di Barlow 2xraddoppia l'ingrandimento di qualsiasi oculare
Limite abituale nelle notti normalicirca 150–250x, imposto dall'atmosfera

In breve

  • L'ingrandimento non è fisso: si divide la focale del telescopio per quella dell'oculare.
  • Oculari più corti danno ingrandimenti maggiori, ma un campo più piccolo e più scuro.
  • L'ingrandimento utile arriva al massimo a circa 2x per millimetro di apertura, e l'aria turbolenta spesso lo limita ancora di più.
  • I bassi ingrandimenti sono ideali per trovare gli oggetti e per i grandi ammassi; quelli alti per Luna, pianeti e stelle doppie.
  • Una lente di Barlow moltiplica la potenza di ogni oculare, raddoppiando di fatto una piccola collezione.

L'ingrandimento lo decide l'oculare

Un telescopio non ha un unico ingrandimento. Ogni telescopio ha una lunghezza focale, cioè la distanza tra la lente o lo specchio principale e il punto in cui la luce va a fuoco, e ogni oculare ha la sua, molto più corta. L'ingrandimento è semplicemente la prima divisa per la seconda.

Entrambi i numeri sono di solito stampati in millimetri: sul tubo del telescopio o sulla sua etichetta, e sul fianco di ogni oculare. Cambiando oculare cambia l'ingrandimento. Ecco perché uno stesso telescopio può mostrare un momento l'intero ammasso delle Pleiadi e quello dopo il primo piano di un singolo cratere lunare.

Esempi pratici

Prendiamo un telescopio con focale di 1.200 mm. Con un oculare da 25 mm, 1.200 ÷ 25 dà 48x. Con uno da 10 mm, 1.200 ÷ 10 dà 120x. Con uno da 6 mm il risultato è 200x.

Ora un telescopio più corto, con focale di 650 mm. Lo stesso oculare da 25 mm dà 26x e quello da 10 mm dà 65x. Lo stesso oculare produce ingrandimenti diversi su telescopi diversi, quindi fate sempre il calcolo per la vostra configurazione.

Rapporto focale: telescopi veloci e lenti

Il rapporto focale, scritto come f/ seguito da un numero, è la focale divisa per l'apertura. Un telescopio da 1.200 mm con uno specchio da 150 mm è f/8; un telescopio da 650 mm con uno specchio da 130 mm è f/5.

I numeri bassi si dicono veloci e, a parità di oculare, danno campi più ampi, adatti ai grandi campi stellari. I numeri alti si dicono lenti e raggiungono più facilmente alti ingrandimenti, adatti ai pianeti. Il rapporto focale non cambia quanto un oggetto appare luminoso all'occhio a un dato ingrandimento; questo lo fa l'apertura.

L'ingrandimento massimo utile

L'ingrandimento distribuisce la luce su un'immagine più grande, quindi oltre un certo punto l'immagine diventa solo più grande, più scura e più sfocata. Una regola molto usata è di circa 2x per millimetro di apertura. Un telescopio da 100 mm arriva al massimo a circa 200x; uno da 200 mm a circa 400x.

Questi valori sono limiti nel caso migliore. In pratica si osserva quasi sempre molto al di sotto, e l'ingrandimento più basso che mostra ciò che volete è di solito il più piacevole. Promesse di 500x o più su un piccolo telescopio descrivono un ingrandimento vuoto: più grande, ma senza nulla di nuovo da vedere.

Campo visivo e pupilla d'uscita

Ogni oculare ha un campo apparente, cioè l'angolo che si vede guardandoci dentro, spesso tra 50° e 70° o più. Dividendolo per l'ingrandimento si ottiene il campo reale, la porzione effettiva di cielo. Un oculare da 50° a 48x mostra circa 1°, circa due diametri lunari; a 200x mostra solo un quarto di grado.

La pupilla d'uscita è la larghezza del fascio di luce che esce dall'oculare: apertura divisa per ingrandimento. Un telescopio da 150 mm a 48x dà circa 3 mm. Pupille d'uscita grandi, da 4 a 7 mm, danno immagini luminose e ampie delle nebulose deboli; quelle piccole, da 0,5 a 1 mm, sono vicine al limite utile per pianeti e stelle doppie.

Lenti di Barlow e scelta di un corredo

Una lente di Barlow è un tubo corto che si inserisce tra il telescopio e l'oculare e moltiplica la focale effettiva, di solito per 2 o per 3. Una Barlow 2x trasforma un oculare da 25 mm nell'equivalente di uno da 12,5 mm, quindi due oculari più una Barlow danno quattro ingrandimenti.

Un corredo iniziale pratico copre tre livelli: un basso ingrandimento per trovare gli oggetti e osservare i grandi ammassi, un ingrandimento medio intorno a 80–120x per l'uso generale e un alto ingrandimento per Luna e pianeti nelle notti stabili. Scegliete le focali degli oculari in modo che la Barlow riempia i vuoti invece di creare doppioni.

Il seeing: è l'atmosfera a fissare il limite

Gli astronomi chiamano seeing la stabilità dell'aria. Sacche di aria più calda e più fredda fanno tremolare la luce delle stelle, ed è per questo che le stelle scintillano. In molte notti questa turbolenza sfoca i dettagli oltre circa 150–250x, per quanto grande sia il telescopio.

Per sfruttare al meglio una notte, lasciate acclimatare il telescopio all'aperto, osservate oggetti alti nel cielo anziché vicini all'orizzonte ed evitate di guardare sopra tetti o asfalto caldo. Partite basso, aumentate l'ingrandimento finché l'immagine si ammorbidisce, poi tornate indietro di un oculare. E non puntate mai un telescopio verso il Sole a meno che un filtro solare costruito per telescopi da un produttore affidabile non ne copra completamente la parte anteriore (gli occhiali per eclissi ISO 12312-2 non lo sostituiscono).

Fonti

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